
Poiché gli elementi portanti di questo decreto sono determinanti per il futuro delle persone con disabilità, quali ad esempio la semplificazione del sistema di accertamento dell’invalidità civile e l’attuazione concreta del “Progetto di vita”, Fondazione Stefylandia, ritiene importante promuoverne la conoscenza con una serie di post ad esso dedicati.

Nella prima parte del provvedimento l’attenzione del legislatore si appunta sui concetti, precisando in particolare chi è la “persona con disabilità” e cosa si debba intendere per “condizione di disabilità”.
Con lo scopo di favorire un diverso approccio anche culturale alla disabilità, il decreto 62/2024 impone la sostituzione in tutti i documenti ufficiali della locuzione “portatore di handicap” con l’espressione “persona con disabilità”; parimenti la “condizione di gravità” sostituita con la locuzione “persona con disabilità avente necessità di sostegno intensivo”, con conseguente abolizione di tutte le altre desuete e stigmatizzanti definizioni.
Il nuovo Decreto abbandona, quindi, la correlazione fra disabilità e gravità della menomazione che connotava negativamente la persona, per introdurre una nuova correlazione, quella cioè fra disabilità e intensità dei sostegni necessari ad assicurare la partecipazione delle persone in un contesto di “uguali”.

Il Decreto 62/2024 prevede una sola e unica procedura valutativa che dev’essere effettuata per ogni accertamento dell’invalidità civile. Questa procedura, pertanto, si va a sostituire a tutta quella serie di procedure generali (ad esempio, invalidità civile; disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica; disabilità ai fini dell’inclusione lavorativa) o mirate (ad esempio, cecità civile; sordità civile; sordocecità; non autosufficienza, disabilità gravissima) che si erano andate stratificando nel tempo.
A presidio dell’unicità del procedimento di valutazione l’intera gestione della procedura viene affidata all’INPS. Dal punto di vista tecnico si prevede che nel certificato trovino indicazione espressa anche le necessità e l’intensità dei sostegni, in modo tale che la trasmissione del certificato possa assumere valore di istanza ai fini del conseguimento delle prestazioni sociali e socio assistenziali
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Tuttavia la sua conoscenza non è ancora adeguatamente diffusa.
In occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità Fondazione di Partecipazione StefyLandia Onlus – Salò BS crede necessario avviare una campagna di comunicazione che promuova la conoscenza di questo importante documento affinché persone con disabilità ed i loro famigliari, sulla base di uguaglianza con tutti i cittadini, possano consapevolmente esercitare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali.
Iniziamo con l’art 1) da cui si comprende come la Convenzione ONU non voglia istituire nuovi diritti per le persone con disabilità, ma punta a fare sì che queste ultime siano messe nelle condizioni di poter godere si tutti i diritti riconosciuti agli altri cittadini.

Oggi vi presentiamo l’art.19) che afferma che le persone con disabilità hanno lo stesso diritto di tutte le altre di “vivere la società” e che affinché tale diritto sia garantito è necessario da un lato sostenerle nell’acquisizione di autonomia, autodeterminazione ed indipendenza e dall’altro agire sulla società affinché si modifichi tenendo conto delle diversità umane (di cui le disabilità sono espressione) in maniera tale da consentire a tutti i suoi membri di parteciparvi in maniera attiva in condizioni di pari opportunità

Accessibilità non significa soltanto abbattimento delle barriere architettoniche, ma viene allargata anche alla tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT) ed agli strumenti di partecipazione.
Infatti, senza l’accesso all’informazione della carta stampata, audio, video o di internet una persona non può esercitare il suo diritto ad avere ed esprimere un’opinione.

L’art. 27 delinea al suo interno dei principi fondamentali, tra cui:
diritto al lavoro su base di uguaglianza: l’articolo sottolinea il diritto delle persone con disabilità di scegliere e mantenere un lavoro liberamente;
vietare la discriminazione: la discriminazione è vietata in tutte le fasi dell’occupazione, compreso il reclutamento, l’assunzione, l’impiego, l’avanzamento di carriera e le condizioni di sicurezza e igiene sul lavoro;
condizioni lavorative eque: le persone con disabilità hanno il diritto di beneficiare di condizioni lavorative eque e favorevoli, compresa la parità di opportunità, l’uguaglianza di remunerazione e la protezione da molestie;
accesso ai programmi e servizi: è fondamentale garantire alle persone con disabilità l’accesso ai programmi di orientamento, servizi per l’impiego e formazione professionale, facilitando così la loro inclusione nel mercato del lavoro;
promozione dell’occupazione e avanzamento di carriera: gli Stati sono chiamati a promuovere opportunità di impiego nel settore pubblico, nonché a favorire l’impiego nel settore privato attraverso politiche adeguate, inclusi programmi antidiscriminatori e incentivi;
accomodamenti ragionevoli: i luoghi di lavoro devono fornire accomodamenti ragionevoli per garantire che le persone con disabilità possano svolgere le proprie mansioni in modo efficace

La disabilità, quindi, non è più solo una condizione personale ed individuale, ma assume una dimensione sociale e collettiva.
Vale a dire che la non piena partecipazione alla vita sociale di una persona con disabilità è solo in parte conseguenza di una menomazione ma è anche responsabilità di come una comunità si pone attorno alla stessa.

Piuttosto, deve essere considerata come la libertà di scelta e controllo, in linea con il rispetto della intrinseca e dell’autonomia individuale. L’indipendenza intesa come forma di autonomia personale significa che la persona con disabilità non è privata dell’opportunità di scegliere e controllare lo stile di vita personale e le sue attività quotidiane

